SEMI DI CACAO: UNA DELIZIA CHE VIZIA

 Una scappatella con la cioccolata equo e solidale

FATTI SEDURRE DA UN EVENTO CIOCCOLATOSO VICINO A TE

1– 24.12.2017 Alto Adige

Bolzano

Ingresso Duomo – Via Iscarco

Venerdì, 01.12.2017

ore 9.45

Egna

Bottega del Mondo – Portici

Sabato, 02.12.2017

ore 10.30

Porta nr. 2: Una porta accanto alla Bottega del mondo di Egna era la seconda tra quelle aperte durante il periodo natalizio. Più di 50 persone hanno partecipato ed erano felici di assistere al teatro di Alexandra Brunner del collettivo binnen-I, l’intervento del sindaco e il cioccolato offerto a volontari della bottega e del centro giovanile Point.

Laives

Davanti al comune

Domenica, 03.12.2017

ore 17

Porta nr. 3: Il 3 dicembre è stato aperto insieme a dai volontari della Bottega del Mondo, più di 40 persone e a Katharina Gschnell del collettivo teatrale binnen-I una porta accanto al municipio.

 

Terlano

Associazione Turistica

Lunedì, 04.12.2017

ore 17

Porta nr. 4: Circa 40 persone hanno partecipato ad aprire la porta dell’associazione turistica di Terlano. Volontari locali e Katharina Gschnell del collettivo binnen-I hanno spiegato la situazione globale del commercio con il cioccolato e offerto alternative più giuste.

Merano

Via Cassa di Risparmio

Martedì, 05.12.2017

ore 17

Porta nr. 5: In presenza del sindaco Paul Rösch di Merano è stata aperta la quinta porta del Calendario d’Avvento sweet afFAIR in Via Cassa di Risparmio. È stata una piacevole sorpresa l’annuncio del sindaco, che Merano si unirà a molte altre città europee, nel ricevere il titolo di Città equa e solidale. Grazie a volontari delle Botteghe, dei Gruppi di Acquisto Solidale e a Veronika del collettivo teatrale binnen-I, l’evento era un grande successo.

Lana

Biblioteca – Piazza Hofmann 2

Mercoledì, 06.12.2017

ore 17

Porta nr. 6: La porta della biblioteca del Comune di Lana è stata aperta assieme alla farmacista Zita Marsoner Staffler che ha informato del superfood cacao. Circa 40 persone hanno partecipato al evento ed erano infatuati del teatro di Katharina Gschnell del collettivo binnen-I, della mostra sul cacao e, dulcis in fundo, della preparazione delizie per il palato a base di cioccolato del commercio equo e solidale.

Malles

Ansitz Lichtenegg – Piazza Centrale 5

Giovedì, 07.12.2017

ore 17

Porta nr. 7: I proprietari Robert Weirather e Lorenz Ladurner hanno aperto la porta del loro castello Ansitz Lichtenegg a Malles. Il sindaco Ulrich Veith ha sottolineato: “Sostenere il commercio equo-solidale, che sta diventando sempre di più lo standard di un modello evoluto, significa guardare al futuro in un quadro di sviluppo durevole.” Circa 50 persone hanno partecipato al evento ed erano infatuati del teatro di Katharina Gschnell del collettivo binnen-I.

Lagundo

Casa della Cultura Thalguterhaus – Piazza Hans-Gamper 3

Venerdì, 08.12.2017

ore 17

Porta nr. 8: Al mercatino di Natale di Lagundo il sindaco Ulrich Gamper ha sottolineato, che la vita è dura per gli*le agricoltori*rici di cacao. Il prezzo delle fave è sceso negli ultimi anni, nonostante l’elevata domanda da parte del mercato mondiale. Più di 60 persone hanno partecipato al evento ed erano infatuati del teatro di Marlies Untersteiner del collettivo binnen-I e della musica di Andreas Unterholzer.

Laces

Jugendtreff Chillout

Sabato, 09.12.2017

ore 17

Porta nr. 9: Il Jugenddienst, il KVW, la KFS ed gli*le rappresentanti della parrocchia, del comune e della Bottega del mondo locale hanno aperto assieme a 70 persone la nona porta del Calendario d’Avvento al Centro giovanile Chillout di Laces.

Naturno

Casa parrocchiale

Domenica, 10.12.2017

ore 17

Porta nr. 10: La porta della casa parrocchiale di Naturno è stata aperta insieme al gruppo per Un mondo di Naturno. Viktoria Klotzner ha iniziato con la sensibilizzazione sulla situazione nel Sud globale del mondo circa 30 anni fa. Il commercio equo e solidale si inserisce nel panorama delle forme di solidarietà internazionale. Più di 40 persone hanno partecipato al evento ed erano infatuati della musica die tre musicisti e del teatro di Katharina Gschnell del collettivo binnen-I.

 

Sarentino

Casa parrocchiale

Lunedì, 11.12.2017

ore 17.30

Porta nr. 11: La porta della casa parrocchiale di Sarentino è stata aperta insieme a circa 40 persone che nonostante pioggia, neve e freddo hanno colto l’occasione di informarsi sul cacao.

Vipiteno

Municipio – Città Nuova 21

Martedì, 12.12.2017

ore 16

San Genesio

Scuola Media – Schrann 4

Mercoledì, 13.12.2017

ore 17

Ortisei

Casa di Cultura “Luis Trenker” – Strada Rezia 1

Giovedì, 14.12.2017

ore 17

Castelrotto

Municipio – Piazza Krausen 1

Venerdì, 15.12.2017

ore 17

Monte San Pietro

Casa della Cultura

Sabato, 16.12.2017

ore 17

Laion

Piazza Centrale

Domenica, 17.12.2017

ore 18

Chiusa

Bottega del Mondo – Città Bassa 5/7

Lunedì, 18.12.2017

ore 17

Appiano

Piazza Municipio 11

Martedì, 19.12.2017

ore 18

Brunico

Convento delle Orsoline – Ingresso Via Centrale

Mercoledì, 20.12.2017

ore 17

Campo Tures

Tubris, centro commerciale – Via Hugo Von Taufers

Giovedì, 21.12.2017

ore 15.00

Dobbiaco

Municipio – Via Conti Künigl 1

Venerdì, 22.12.2017

ore 17

Renon

Stazione a monte – Soprabolzano

Sabato, 23.12.2017

ore 15

Bressanone

Piazza Duomo

Domenica, 20.12.2017

ore 7.30

Il colletivo teatrale binnen-I

racconta di un cioccolatoso appuntamento al buio, di amari retrogusti, di dolci tradimenti e illuminazioni pieni di speranza.

Autrice: Kathrin Gschleier

da sinistra: Petra Rohregger, Marlies Untersteiner, Viktoria Obermarzoner, Alexa Brunner, Katharina Gschnell

© Kathrin Obletter

COME ARRIVANO LE FAVE DI CACAO IN EUROPA?

Un viaggio pieno di ostacoli

 

 

LA COSTA D’AVORIO È IL PIU’ GRANDE ESPORTATORE MONDIALE di CACAO, CON 1.741.000 TONNELLATE /ANNO

Il principale produttore

Il principale produttore di fave di cacao è la Costa d’Avorio, con una produzione di 1.741.000 t l’anno (37%), seguito dal Ghana con 897.000 t (21%). Questi due paesi, da soli, produconoi due terzi del cacao mondiale.

L’albero del cacao è una pianta dei climi tropicali. Per crescere ha bisogno di un clima caldo-umido e la temperatura non deve scendere mai sotto i 16°C. Le condizioni ideali di crescita si trovano quindi nella fascia equatoriale.

Nella coltivazione del cacao sono coinvolti 5,5 milioni di piccoli contadini del Sud del mondo. Questa coltivazione garantisce la sopravvivenza a circa 14 milioni di lavoratori e alle loro famiglie. Più del 90% del cacao mondiale è coltivato da piccoli contadini che possiedono meno di 5 ettari di terreno.

 

 

 

 

 

 DALLE FAVE DI CACAO

AL CIOCCOLATO

Piantagione
Dopo essere stata piantata all’ombra, la piantina di cacao, per i successivi quattro anni, ha bisogno di molte cure. Normalmente, per difendere le piante, sono utilizzati molti antiparassitari. I fiori sbocciano sul tronco e sono necessari sei mesi affinché si sviluppi una cabossa, ovvero il frutto, di circa 30 cm di lunghezza, di colore variabile.

Coltivazione
Il raccolto avviene due volte l’anno: in Costa d’Avorio si effettua a marzo e ottobre. Ogni anno una pianta produce dai 20 ai 30 frutti; alcune annate si arriva a 50. Con l’aiuto di un machete si staccano i frutti maturi che si portano in un luogo di raccolta. Lì i frutti vengono aperti e la grossa buccia separata dalla cosiddetta polpa che contiene  40-50 semi.  In questa fase, né i semi né la polpa fresca hanno il tipico odore che ci ricorda il cacao.

 

Fermentazione ed essiccazione
Per sviluppare il caratteristico profumo, i semi devono subire una fermentazione. Per circa una settimana i semi rimangono avvolti nelle foglie del banano.
Successivamente si fanno essiccare su grossi tavoli di legno. Dopo circa 10 giorni, i semi vengono messi in sacchi di juta. Ogni sacco, del peso di 60-70 kg, è pronto per il trasporto.

IL GUADAGNO DI OGNI COLTIVATORE È DI 0,50 EURO AL GIORNO

 

Il guadagno dei contadini

De prezzo totale di una tavoletta di cioccolata, solo il 6,6% rappresenta il guadagno di un coltivatore. Questo deve servire per la sua sussistenza e per la coltivazione.
Il guadagno medio in Costa d’Avorio è di 0,50 $ al giorno, molto al di sotto della soglia di povertà assoluta (1,25 $ al giorno). Per superare la soglia di povertà sarebbe necessario triplicare il prezzo del cacao. Attualmente quest’ultimo è di circa 1,5 Euro/kg (da maggio è calato di 1 Euro). Quindi per raggiungere un livello dignitoso di sussistenza, i contadini dovrebbero guadagnare 4,5 Euro al chilo.

Le cooperative
Numerose comunità che coltivano il cacao sono prive di infrastrutture come strade, scuole, assistenza medica. Sono pochi i coltivatori che si uniscono tra di loro e ciò dipende dalla scarsa fiducia nelle cooperative (soprattutto in Costa d’Avorio) dopo la crisi politica del 2001. Prima di quella data ne esistevano 63, dopo solo 5. Oggi si cerca di rafforzare di nuovo la cooperazione sul territorio.

L’invecchiamento delle piantagioni
A causa dei bassi introiti i proprietari delle piantagioni non possono fare investimenti. Ciò significa che gli alberi malati o vecchi non vengono rinnovati, con conseguente diminuzione delle entrate. Un circolo vizioso che può essere interrotto solo garantendo finanziamenti adeguati.

ATTUALMENTE CIRCA 2 MILIONI DI BAMBINI LAVORANO NELLE PIANTAGIONI DEL GHANA E DELLA COSTA D’AVORIO

Lavoro minorile
L’UNICEF contrasta lo sfruttamento e il lavoro minorile, che considera pericolosi per la salute fisica e psichica dei minori e che scoraggia la frequenza scolastica.
I bambini spesso lavorano tanto quanto gli adulti, ma vengono pagati molto meno. Se un lavoratore adulto del Burkina Faso costa circa 250 $ all’anno (il guadagno medio in Costa d’Avorio è di circa 600$/anno), un bambino guadagna circa la metà.

 

 

La schiavitù infantile è largamente diffusa in Costa d’Avorio. Spesso i bambini provengono da stati confinanti (soprattutto Burkina Faso e Mali), dove sono comprati o rapiti.
Si stima che sui campi di cacao della Costa d’Avorio lavorino circa 150.000 bambini e di questi quasi 20.000 provengano da altri paesi.

Il lavoro minorile è la diretta conseguenza  della povertà dei lavoratori del cacao, che non hanno altra via d’uscita se non inserire i bambini nella catena di produzione.

I GIOVANI NON VEDONO UN FUTURO NELLE PIANTAGIONI

Migrazioni
La povertà è la causa che spinge molti giovani e adulti ad abbandonare le piantagioni dei genitori per cercare un lavoro altrove, visto che il guadagno della coltivazione del cacao non copre i fabbisogni giornalieri.
L’età media dei coltivatori di cacao perciò è in crescita: in Costa d’Avorio è di 45 anni. È prevista una crisi della produzione di cacao nei prossimi anni; sarà quindi necessario aumentare la produzione del 20% per soddisfare il fabbisogno.

LE FAVE DI CACAO VIAGGIANO PER 8000 KM PRIMA DI ARRIVARE AI PUNTI VENDITA

Lavorazione

Le fave di cacao vengono tostate, macinate e infine ridotte a pasta.Qualche volta la polvere di cacao viene prodotta nei paesi d’origine, ma i passaggi significativi nella produzione del cioccolato non sono fatti lì, ad eccezione della piccola fabbrica di Cemoi in Costa d’Avorio.

Le paste macinate vengono lavorate principalmente in Europa e in parte negli USA. Le fave di cacao o le paste macinate vengono spedite per nave.

Il burro di cacao

Durante i processi di macinazione delle fave viene separata la pasta di cacao dal burro di cacao. Il burro viene aggiunto di nuovo alla fine, oppure sostituito con olio di palma o oli ancora più economici. Il burro di cacao è ampiamente diffuso nell’industria cosmetica.

ll prezzo minimo

Dal 2012, la vendita delle fave di cacao della Costa d’Avorio è regolata da leggi precise. Viene fissato il prezzo minimo per la vendita , così come le riduzioni. Nell’aprile del 2017 il prezzo mondiale del cacao è precipitato, perciò le autorità di vigilanza della Costa d’Avorio hanno dovuto abbassare, a metà stagione, il prezzo garantito da 1100 CFA a 700 CFA, cioè da 1,7 a 1 Euro al chilo di fave vendute.

Non esiste, in Costa d’Avorio, un’organizzazione statale che, come in Ghana,si occupa del mercato del cacao .

Le fave di cacao non sono vendute direttamente alle industrie dolciarie, ma ad altre aziende che preparano la pasta di cacao.

IL PREZZO ATTUALE DEL CACAO È IL PIÙ BASSO MAI REGISTRATO IN PASSATO

Cacao

Analizzando gli ultimi 160 anni, il prezzo del cacao è stato così basso solo in occasione di conflitti come la Guerra di secessione americana (1860-1870) e nel periodo fra le due Guerre mondiali  (1910-1945). Nel 1980, un rialzo assicurò improvvisamente ai coltivatori 5000$/t di cacao. Dopo di che il prezzo è crollato ed è rimasto sempre basso. Attualmente 1 tonnellata di cacao vale 1800 $, che corrisponde all’incirca al prezzo di 150 anni fa.

Da 35 anni, il prezzo di vendita non è sostanzialmente cambiato, e dal crollo dei prezzi del 1980, sono peggiorate anche le condizioni di lavoro nelle piantagioni.

Sebbene i prezzi siano così bassi, vengono manipolate anche le bilance, così che i coltivatori arrivano a guadagnare anche tra il 5 e il 20% in meno.

IL RICAVO DELLE INDUSTRIE DEL CIOCCOLATO È DI CIRCA 100 MILIARDI DI EURO L’ANNO

Grandi industrie

La macinazione e il commercio del cacao sono dominati da quattro grandi industrie: Barry Callebaut (Svizzera), Cargill (USA), ADM (USA) e Blommer (USA) che, tutte assieme, controllano oltre la metà del mercato mondiale. Non appaiono in prima linea e, in genere, sono poco conosciute dal grande pubblico.

Le ditte che produco il cioccolato comprano da queste industrie la pasta di cacao, il burro di cacao o la polvere e creano le diverse varietà di cioccolata: al latte, fondente,  con le nocciole, le fragole, il marzapane e altro ancora.

Concentrazioni di mercato

Sette marchi commerciali dominano i due terzi (70%) del mercato mondiale:

Mondelez (Milka, Oreo)

Nestlé (Kitkat, Lion, Nesquik)

Mars (Mars, Bounty, Snickers, m&m’s, Twix)

Hershey, Ferrero (Kinder, Nutella, Duplo, Ferrero Rocher, Hanuta)

Lindt & Sprüngli e Storck (Merci, Dickmann’s, riesen, Toffifee, Knoppers)

DALLA TAVOLETTA ALLA TAVOLA

 

 

 

Commercio al dettaglio

 

Il commercio al dettaglio ottiene il maggior guadagno dalla vendita della cioccolata:  rappresenta il 44% del valore aggiunto.

 

Consumatori

Gli europei sono i maggiori consumatori al mondo di fave di cacao, seguiti dal Nord America. Gli europei consumano ogni anno 1.812.000 t di fave di cacao, che rappresentano più della metà della produzione mondiale. La Germania è il paese europeo che consuma di più: circa 12,2 kg pro capite. La Svizzera è al secondo posto e l’Italia con 3,9 kg è al dodicesimo posto.

 

 

 

 

COME SI FA LA CIOCCOLATA?

La tua avventura  equosolidale
quando e dove vuoi
fave di cacao
                burro di cacao
         zucchero
          cioccolatino
1.

Tostare le fave.

5.

Sciogliere il burro di cacao.

2.

Sbucciare le fave.

6.

Unire il cacao macinato al

burro e mescolare.

3.

Frullare le fave.

7.

Versare il composto

nella forma e gustare.

4.

Aggiungere lo zucchero e

frullare nuovamente.

LA STORIA DEL CACAO

 

LA STORIA DEL CACAO

Il cacao è originario dell’America centrale, delle zone comprese tra il Messico, il Guatemala e l’Honduras. Lì veniva coltivato dagli Aztechi e dai Maya già nel 4° secolo dopo Cristo. Dopo averlo macinato e mescolato con peperoncino, vaniglia e miele preparavano una bevanda ricca di energia, il “Xocolatl” (parola da cui probabilmente deriva la parola cioccolata). Questi popoli consideravano il cacao un frutto sacro e il suo consumo era riservato ai nobili, al clero e ai militari che lo bevevano in coppe speciali che poi andavano a far parte del corredo funebre, dando così un posto di rilievo a questa bevanda.Le fave venivano usate anche come moneta.

Nel 1492, Cristoforo Colombo approdò alle coste americane. Lui pensava di essere arrivato in India e chiamò Indiani le popolazioni incontrate. Questo nome è rimasto fino ad oggi. Scoprì l’uso delle fave di cacao.

Il valore delle fave di cacao venne invece scoperto dal conquistatore spagnolo Hernán Cortés nel 1519, che avviò una sanguinosa campagna di conquista contro gli Aztechi, finita con la vittoria spagnola nel 1521. Migliaia di persone persero la vita. Cortés portò le fave di cacao in Europa. Inizialmente la bevanda amara venne giudicata ripugnante dagli Spagnoli, più adatta ai maiali che agli uomini. Molti si rifiutarono di berla.

Il giudizio negativo nei confronti del cioccolato cambiò man mano che i conquistatori creavano insediamenti in America centrale. La svolta fu l’idea di aggiungere zucchero alla bevanda di cacao . La cioccolata in tazza diventò la bevanda nazionale spagnola e conquistò in breve l’Europa.

L’idea di utilizzare le fave di cacao come moneta di scambio entusiasmò gli Spagnoli che lo utilizzarono a lungo come valuta durante il loro periodo di colonizzazione. Nei territori conquistati in Africa crearono piantagioni di cacao “per coltivare e raccogliere denaro”.

Fino al 19° secolo la cioccolata rimase un consumo di lusso per i benestanti. Con l’avvento della rivoluzione industriale, però, la preparazione della cioccolata conobbe uno sviluppo. Nacquero numerose fabbriche di cioccolata . Nel 1848 un’impresa inglese introdusse sul mercato per prima una cioccolata fatta da pasta di cacao, burro di cacao e zucchero.

La ditta svizzera Suchard utilizzò per primo il Melangeur, una macchina che mescolava i componenti della cioccolata. Questa macchina era costituita da un piatto di granito riscaldato, sopra il quale rotolavano dei cilindri di granito. In questo modo la Suchard trovò la soluzione ideale per mescolare gli ingredienti.Questa macchina è comunemente usata ancora oggi.
Un prezzo accessibile e il delizioso sapore portarono a una crescente richiesta di cioccolato. Alla fine del 19° secolo, le fabbriche di cioccolato videro nelle colonie una fonte di nuovi fornitori di cacao. In questo modo il cacao è entrato nella storia coloniale dell’Africa. Fino ad oggi l’Africa occidentale è rimasta la più grande produttrice mondiale di cacao.

LA STORIA DEL COMMERCIO EQUO

10 CRITERI DEL COMMERCIO EQUO

1.

Creazione di opportunità per produttori e produttrici economicamente svantaggiati

Il commercio equo e solidale è una strategia per combattere la povertà e garantire un reddito sicuro a tutti coloro che sono ai margini del sistema commerciale esistente. Sostiene i piccoli produttori svantaggiati per renderli indipendenti.

2.

Trasparenza e responsabilità

La gestione deve essere trasparente e i rapporti con i partner commerciali devono essere equi, rispettosi e sinceri.

3.

Relazioni commerciali equosolidali

I rapporti commerciali non devono essere improntati al massimo guadagno, ma basati sulla fiducia e solidarietà. Rapporti di fornitura e contratti d’acquisto garantiscono ai  produttori un guadagno sicuro, anche quando i prezzi di mercato sono inferiori.

4.

Prezzo equo

Il prezzo delle merci viene concordato tra le parti commerciali e dovrebbe essere percepito giusto sia dal venditore, sia dal compratore.

5.

Divieto di utilizzare lavoro minorile e riduzione in sciativtù

6. 

Pari opportunità

Nessuno deve essere discriminato a causa del genere, origine, religione, condizioni di salute, credo politico, orientamento sessuale. Si deve garantire il diritto di organizzarsi sindacalmente.

7.

Dirit

Il posto di lavoro deve essere sufficientemente sicuro e salubre, secondo la convenzione internazionale dell’organizzazione del lavor.

8.

Sviluppo delle capacità e formazione

Attraverso la formazione continua si migliora capacità imprenditoriale dei lavoratori , in modo che possano competere sul mercato internazionale.

9.

Promozione del commercio equo

Il commercio equo e solidale propone un commercio mondiale più garantito e sensibilizza i consumatori con informazioni complete.

10.

Rispetto dell`ambiente 

I prodotti del commercio equo cercano di avere il minor impatto possibile sull’ambiente. Promuove e sostiene un’economia sostenibile.

LA STORIA DEL COMMERCIO EQUO

La storia del commercio equo comincia con un viaggio: l’americana Edna Ruth Byler nel 1964 insieme a suo marito visitò l’isola di Portorico e lì venne a conoscenza delle pessime condizioni di lavoro delle operaie. Decise perciò di creare un mercato per le artigiane, in modo che fosse garantito loro un giusto salario. Iniziò a trasportare e vendere dal bagagliaio della sua autoprodotti del Sud America a parenti e amici. Da questa idea sviluppò l’organizzazione “Selfhelp Crafts”, che esiste ancora con il nome “Ten Thousand Villages”.

In Europa il commercio equo ha inizio nel 1960, quando in Gran Bretagna vennero venduti i prodotti dei profughi cinesi. La prima Bottega del Mondo fu fondata in Olanda 50 anni fa.

 

 

La prima Bottega del Mondo in Italia ha aperto i battenti a Bressanone nel 1980, seguita in breve da un’altra a Bolzano. Ad oggi in Italia sono presenti oltre 300 Botteghe, di cui 14 in Alto Adige. Vendono prodotti come caffè, zucchero, thè, banane e spezie, ma anche cosmetici, abbigliamento, gioielli, prodotti artigianali e oggetti per l’arredamento.
In questo modo, questo commercio alternativo offre ai produttori penalizzati dell’Africa, Asia e Sud America un’opportunità di vendere i loro prodotti non ai prezzi del mercato mondiale, bensì a un prezzo equo. Ormai, i prodotti del mercato equo hanno trovato spazio anche sugli scaffali dei supermercati.

HAI ANCORA DOMANDE?

Chiamaci

Brigitte Gritsch

Coordinatrice delle Botteghe del Mondo dell’Alto Adige

366 982 1798

Verena Gschnell

Collaboratrice oew-Organizzazione

per Un mondo solidale

333 333 5241

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340 726 9138